25 novembre 2011

SuperLANCIO e l'Effetto Serra - s01e02




Era una mattina in cui la nebbia la faseva da Paron su tuta la pianura padana, ostregheta.

Non si vedeva al di là del proprio naso. SuperLancio, che aveva un nasone lunghissimo, vedeva come fosse giorno. Quando aprì la persiana della finestra di camera sua si accorse subito che qualcosa nell’aria non andava, si sentiva come costipato. Quindi si soffiò il naso e riprovò, ma la costipazione continuava. 
Non sono io, sarà la nebbia, pensò.


Inspirò allora fortemente aria nei polmoni e la nebbia scomparve. La gente di Lison era felice che la nebbia era scomparsa e per tutte le vie della città si sentiva elogiare l’operato di Superlancio e non si parlava d’altro:

U Signur ghè vedi, MIRACOL, gridava esterefatta una vecchietta guarita dalla sua cataratta proprio in quell’istante, GRAZIE SUPERLANCIOOO.

Ch’el lì l’è propr un terun ch’el non ghe pias la nebbia, diceva qualche malelingua invidiosa.

Felice del suo operato SuperLancio chiuse la finestra, si vestì e decise che per salvare il mondo dal temibile effetto serra, suo acerrimo nemico, avrebbe preso la Supermoto anziché la Super macchina per andare al lavoro.
In questo modo emetterò meno particelle inquinanti, disse a voce alta il supereroe, quasi per convincersi di quello che stava dicendo.

Queste polveri sottili non danno tregua alla città, i miei concittdini meritano aria più pulita, ostregheta. Snif Snif. Sento una presenza massiccia di agenti inquinanti, meglio allacciare il casco e andare piano altrimenti mi potrebbero dare la multa.


Ridendo da solo a crepapelle per la sua battuta esilarante, sfidò il freddo pungente andando a lavoro con Gandalf, la Supermoto grigia e lasciando la Bionda parcheggiata nella grotta sotterranea, dove celava tutti i suoi possedimenti. Infatti la grotta era vuota e così, un’ala importante di questa la sub-affittava a batman che la usava quando aveva del lavoro arretrato e almeno, gli faceva un pò di compagnia.






Zingari ai semafori, vecchiette che attraversano la strada più lente di una tartaruga, donne al volante di SUV che portano il loro bimbo a scuola e che parcheggiano ad effetto pendolo, cioè andando avanti e indietro per l’eternità senza riuscire mai a parcheggiare, studenti che scendono dagli autobus e per attraversare la strada ci passano davanti rischiando ogni volta lo stiramento da parte di motorini in fase di sorpasso, ragazzetti che inchiodano improvvisamente con i loro macchinoni corazzati… Non c’è pericolo che SuperLancio non sappia fronteggiare e finalmente, malgrado le dita congelate, riesce ad arrivare in ufficio sano e salvo e con tonnellate di Co2 in meno prodotte.

Il mondo non rischierà, almeno per i prossimi 2 giorni, nessun riscaldamento globale dovuto all’effetto serra e il freddo continuerà a portare raffreddori e malattie infettive sulla popolazione tutta.

Ancora una volta il mondo è salvo.
GRAZIE SUPERLANCIO!!!




18 novembre 2011

Prologo - s01e01

Uscite dal portone di casa e girate a destra quindi saltate oltre il muro e combattete i nemici.

TRANQUILLI!!!
 
Da oggi le vostre mattine saranno diverse, un nuovo SuperEroe è arrivato in città per proteggervi.
Aiutato dalla sua inseparabile SuperCar detta "La Gialla", riuscirà l'impavido SuperLancio a fronteggiare i nemici e salvare la città di Lison dalla disperasion? 


SuperLancio in offerta Lancio


11 novembre 2011

A presto Bionda


Ormai è un mese che sei andata via e la brianza non ha quasi più colore. E io sono ancora solo.
Quanto mi manchi, mio Dio, quanto mi manchi.

Ricordi le nostre passeggiate per le vie del centro e tutti a guardarci ed invidiarci perché eravamo i più belli, come dicevo io, o perché giravo con una bionda mozzafiato, come sostenevi tu?
Eravamo così felici insieme, così spensierati, così vanitosi, così vivi, così...



Tutto sembrava scritto fin dall’inizio. Io solo ormai fin da troppo tempo e bisognoso di “una compagna di viaggio”, tu abbandonata senza un perché e rimpiazzata da un giorno all’altro. Ci siamo incontrati, era destino, ne sono convinto.
Io che non credevo all’amore a prima vista, tu che avevi perso ormai ogni speranza di essere ancora importante per qualcuno. Lo sei stata per me e, a dirla tutta, ancora lo sei, seppur non ci sei più. E’ bastato uno sguardo e già sapevamo entrambi come sarebbe andata a finire.

Ricordo le incomprensioni dei primi momenti. Facevamo le cose come se fossimo dentro un negozio di oggetti di cristallo, attenti a muoverci per non rischiare di rompere tutto, per non rischiare di farci male, subito, perché sapevamo che il nostro amore sarebbe diventato così grande e forte. Non conoscevamo le reazioni dell’uno, i comportamenti dell’altra. La paura di andare a sbattere per una sterzata azzardata o un’ostacolo improvviso guidava il nostro cammino. Ma è durato poco perché subito è subentrata la gioia di stare insieme. Niente più remore o inibizioni. Dovevamo solo avere pazienza ed imparare a conoscerci. Poi piano piano tutto è diventato così magico. Ormai percorravamo la strada ad occhi chiusi, a fari spenti nella nottee per vedereee... e poi continua... Ricordi? Lo abbiamo fatto veramente quella volta al mare. Dio che emozione, mi tremano ancora i polsi al pensiero di quella notte.

Eravamo una cosa sola. La gente che mi vedeva in giro da solo quasi si stupiva e mi chiedeva subito di te.
E al matrimonio dei nostri amici? La prima volta che ci siamo andati insieme, la prima volta che ci andavo con te. Come eravamo in tiro. Abbiamo passato l’intero pomeriggio del giorno precedente a coccolarci e prepararci per l’occasione.
Dicevi che era da un po’ che ti stavo trascurando. Ma non era vero, volevo solo farti scaldare il motore perché poi era più bello tra noi.
Così come quella volta che per farti ingelosire sono andato con “la rossa”, come la chiamavi tu. Non mi piaceva proprio stare con lei, aveva un’odore strano, quasi di nuovo, come se nessuno l’avesse mai toccata prima, anche se non te l’ho mai ammesso. Ricordi, era il periodo in cui tu eri un po’ giù, con le gomme a terra. Quella volta, quella lì mi ha solo accompagnato al lavoro. Non c’è stato proprio nulla di più. Chissà che pensavi tu, brutta pensosa che non sei altra.
Sarà stato solo un caso, ma dopo quella volta, quando siamo tornati insieme, il nostro grip è migliorato considerevolmente. Non avevamo più paura di nulla, neanche delle curve pericolose. Andavamo alla grande anche sul bagnato, per dirla alla Guido Meda.

Mi manchi piccola mia, non sai quanto.



Quella volta, lo ammetto, è stata colpa mia. L’inizio della fine.
Per un momento ho dimenticato la tua sensibilità per certe cose e, preso dall’euforia del momento, ho commesso un errore di valutazione.
Ho pensato che, forse, bhè, tu sai com’è andata a finire. Una mia distrazione e, tu non c’eri più.

Tutte quelle lacrime dal tuo musetto che scendevano. Non riuscivo a farti smettere. Piangevo anche io. Così te ne sei andata e solo ora me ne rendo conto.
Ho pensato che, anche se stavamo andando a tavoletta, avremmo fatto in tempo, in ogni momento, a non andare mai oltre il limite, a mantenere le distanze di sicurezza da tutti i pericoli, a frenare in tempo.
Disperato vuoto dentro me. Niente più come te.



Il ricordo più bello che ho di te e che conservo indelebile nella mia memoria, è la frase ricorrente che ogni bimbo che ti vedeva in tutta la tua straordinaria ed esuberante bellezza diceva.

Sai, i bimbi sono puri di cuore, quello che esce dalla loro bocca è il nutrimento dell’universo. E io, orgoglioso di te come non mai, sorridevo estasiato ogni volta che accadeva.
Quando i bambini ti vedevano, ti correvano incontro e ti indicavano. Attiravi sempre la loro attenzione come avessi un’ascendente su di loro. Loro amano il bello e il semplice, loro, senza inibizioni né preconcetti alcuni, così piccoli, con il dito proteso verso te, con quella loro manina paffuta, ti indicavano ancora e ancora, non riuscivano a parlare, emozionati, poi alzavano gli occhi verso i loro genitori e dicevano festanti con un sorriso che mai dimenticherò: “GUARDA PAPA’; LA MACCHINA GIALLAAAAA”

…e mi venivano i coccoloni.

Riposa per sempre nel paradiso delle macchine gialle, amata compagna di viaggio.

Un giorno ci rincontreremo e scorrazzeremo a tutta birra sulle autostrade fatte di nuvole, con nessuno più davanti a frenare all’improvviso.

Oh bimbi adorati, per voi invece, io resterò sempre: “IL SIGNORE CON LA MACCHINA GIALLA!!!”