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22 agosto 2016

Grandi Artisti crescono

A qualcuno è mai capitato di vedere mostre di grandi artisti, di quelle belle esibizioni in stile pomposo, veri e propri capolavori d'arte?
Amiamo e lodiamo l'acculturato di turno e anche se per invidia un pò ne critichiamo le opere, in fondo lo si fa perchè ne siamo affascinati. Poco ci importa se la condotta di vita del personaggio in questione sia stata deprecabile, insulsa e fatta di stenti, perchè in fondo a noi interessa il risultato o quello che ne vogliamo vedere.
A pensarci bene, viene da chiedersi invece come si debba essere sentito lui durante la propria vita, al pari del valore che ne attribuiamo noi ora oppure se fosse schiacciato dai suoi stessi vizi e pensieri di decadenza, quali bellezze avremmo perso se avesse smesso di fare, se si fosse abbandonato alla depressione e alla miseria.
In quale modo ci sia riuscito è a noi oscuro, mi piace pensare che forse, contorniato dalla bellezza delle proprie opere, sia stato da loro stesse ogni volta rigenerato.
E ora tutti ad ammirarle nella pinacoteca più importante nella città più importante del paese.

Ebbene forse c'è da imparare qualcosa da questo grande artista che non ha nome, forse potremmo cominciare a imbastire da noi stessi il nostro museo, la galleria delle nostre opere d'arte, non tanto per metterle in bella mostra al pubblico estasiato e vantarci di quanto fatto, quanto più per noi stessi in modo tale che, se dovesse arrivare quell'ondata di sconforto, di malinconia e dubbio sul nostro reale valore, basterebbe fare due passi entro questo nostro museo e ricordarci di quali meravigliose opere d'arte siamo
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7 ottobre 2014

La stagione del caco

"Mangi un pò di tutto e vedrà che starà bene."

Alzi la mano chi non si è mai sentito dire dal medico questa frase.
Una variante potrebbe essere: "Mangi sano e vedrà che le passerà il mal di pancia."
Mi pare più qualcosa del tipo: "Quando non sai chi colpire, spara nel mucchio, qualcuno lo prendi."


Che un medico dia dei consigli alimentari mi potrebbe sembrare strano, lui che nella sua formazione professionale non ha mai fatto mezz'ora di lezione di cultura dell'alimentazione. Sarebbe come se un prete dispensasse consigli su come dare piacere fisico ad una donna. Non che non ce ne siano in giro ma, quanti? uno su mille? e gli altri 999 come possono saperlo? e ci si può davvero fidare? Bisognerebbe poi chiedere conferma alle donne, almeno quelle che hanno testato, ma l'inchiesta diverrebbe estremamente lunga e dispersiva, soprattutto nella ricerca di quelle che hanno testato.

Rimanere sul vago poi quando un ammalato ha bisogno del tuo aiuto è da delinquenti. Non gli si può dire di "mangiare sano". Cosa significa? Esiste una qualche definizione condivisa? Sarebbe meglio almeno fargli un elenco di quello che si intende con la dicitura di "cibo sano": E' sano questo cibo e questo e quest'altro e non lo è quello e quell'altro. Questa sarebbe una cosa responsabile da fare da parte di un medico. Giusta non è dato saperlo, ma almeno è responsabile. Ma anche lì ci sarebbe chi protesterebbe: Che cosa è davvero sano e che cosa non lo è? Quello che è sano per uno può esserlo anche per l'altro? è una cosa fissa e inappellabile?

Io non ho queste risposte, so solo che come tutti si dichiarano allenatori durante i mondiali di calcio, così tutti sanno cosa voglia dire mangiare sano e ognuno ha la sua specifica definizione.
C'è chi mangia un pò di tutto, chi predilige la carne, chi il pesce, chi i formaggio, chi la verdura e chi la frutta. Ognuno secondo il suo personalissimo modo di pensare, ognuno convinto di rientrare entro le mura di questa indefinita definizione. E in fondo va bene così. Ognuno sa cosa sia meglio per lui.

Ecco quindi che quando il medico dice: "Mangi sano e starà meglio" ha detto tutto e non ha detto nulla.
"Posso quindi mangiare la nutella dottore?"
"Emh, si ma non più di una volta a settimana"
"Bene, perchè ho giusto il vasetto da mezzo chilo ancora integro che finirò entro sera perchè oggi è proprio il giorno della settimana dedicato alla nutella, e a me non va di lasciare le cose a metà, La ringrazio".

Va da sè che non è possibile definire univocamente cosa sia il "mangiar sano".
E allora come potrebbe fare un medico ad aiutare il suo paziente in maniera definitiva, univoca e consigliare la giusta alimentazione?

Esatto, ormai avrete capito tutti. La vera domanda a cui ognuno deve rispondersi non è più "Sto mangiando sano?" ma è:

"Sto cacando sano?"

Avete mal di pancia 3 volte a settimana? Siete sempre con la pancia gonfia malgrado il litro di Actimel che bevete a colazione? andate in bagno solo i giorni dispari a partire dalla seconda metà del mese? Vi brucia il culo ad ogni defecazione? cacate poltiglia? Ogni volta che siete in seduta rischiate un ictus da quanto spingete forte?

Se la risposta è Sì ad almeno una di queste domande allora il vostro concetto di "alimentazione sana" va un pò rivisto.

Non fate gli stupidi, qualche volta gli stronzi vanno almeno ascoltati.

2 luglio 2014

The Passion Fruit

Lasciarsi guidare dalle passioni è un bene oppure è un male?
Questo corpo, il nostro, una macchina perfetta, come la vedete se fosse comandata da una forza veemente, impetuosa, febbricitante che inibisce i pensieri e ci rende passeggeri, stranieri in terra nostra.
Mi sono immaginato in due distinte situazioni. La prima, appunto, in balia di questa "agitazione", l'altra invece attento, alle circostanze, alle emozioni, ai segni.

Buona Lettura!!!




Esco dall'uffico ed è lì davanti che mi aspetta, la macchina bianca, il taxi. La comodità di lasciarsi andare, liberare la mente, fare quello che si vuole mentre qualcuno pensa a portarti in giro. "Per favore mi accompagni a casa". Il conducente avvia il motore mentre mi accomodo dietro, vedo a malapena la strada, ma a che serve? Indosso gli auricolari e mi rilasso mentre la tassista imposta la via sul navigatore, non è poi così lontana. Il mio ipod shuffle si scarica sul più bello, Sergio Cammariere ha smesso di cantare. Così mi accorgo, "Dove mi sta portando, la strada non è la solita", "La sto accompagnando a casa signore, ma prima ho pensato che le andasse di sgranchirsi le gambe con una partita a calcetto", "Oh che bell'idea, sì certo la partita a calcetto, mi piace molto, ho sempre voluto fare il calciatore da piccolo, lo sà?". Una, due, tre ore, chissà quanto tempo sarà passato ma che importa, c'è luce e il taxi mi ha aspettato così salgo e senza dire una parola la macchina si avvia, io riposo gli occhi solo per un momento ma, una svolta inaspettata mi carica di adrenalina, dal campo a casa mia è tutta dritta la strada, dove mi starà conducendo questa volta? Anticipa la mia domanda, "Ho pensato che le andrebbe di fare un salto in libreria e magari entrare nella saletta riservata agli scrittori per buttare giù qualche appunto", "Oh ma sicuro, fantastico, la scrittura sì, ho sempre desiderato fare lo scrittore, sa che Lei comincia a piacermi?". Corre la lancetta mentre sono rintanato tra quattro mura, vola la mente chissà dove e la mano, a camminare sul foglio, sembra tenere il passo. Non mi capacito del tempo che mangia la strada, esco e sta rabbuiando ma non sono preoccupato per il ritardo, del resto sto facendo quello che più mi piace. Il taxi è proprio dove mi aveva lasciato così apro la portiera, mi sistemo e chiudo gli occhi mentre la frizione ingrana le marce. "Signore, siamo arrivati". Senza aver riposato riapro gli occhi e stupito mi domando come facesse a saperlo, quella signora che guida un taxi bianco mi conosce meglio di chiunque altro. "Un tapis roulant". Ora posso correre e sciogliere un corpo annodato da posizioni sbagliate, spalle contratte da carichi sopra le mie forze, inganno le sofferenze di una mente confusa, mi basta correre e il resto perde di significato. Finisco che è buio pesto, stremato entro nel taxi che finalmente arriva a casa, la mia casa, la casa che ho trascurato. Il viaggio mi è costato uno sproposito e mi ritrovo senza forze. Vado a letto e crollo.

Crollo e sogno...

Sogno che esco da lavoro. La tassista mi chiama, ampi cenni con la mano. La scanso. Non guiderà Lei questa volta. Cammino, verso casa. Balconi pieni di fiori colorati, gelsomini inebrianti saturano l'aria con il loro profumo, gatti fanno le fusa, ragazzi giocano a pallone. Mi fermo e insegno loro la finta che mi ha reso celebre sui campi di calcio della lombardia. L'albero con una mela appesa, la colgo, la mangio. Il pittore immortala il paesaggio, il fotografo immortala il pittore che immortala il paesaggio. Due piccioni si contendono briciole di pane. La ragazza a braccetto di una signora, forse la madre, mentre la accompagna a fare la spesa. Il ragazzo con la figlia in braccio che lacrima per il ginocchio sbucciato, la rassicura che andrà tutto bene. Mi siedo su di una panchina. Leggo. Scrivo due appunti, una frase ad effetto che mi servirà domani nell'incontro con il cliente. Avrà successo. Sta facendo buio ma non mi preoccupo, la camminata dona energia. Dal negozio all'angolo sento una canzone. Sergio Cammariere è tornato a cantare. Aspetto l'epilogo della cantata prima di riprendere il cammino. Comincia a piovere e sono senza ombrello, nessun venditore ambulante in zona. Dovrei ripararmi ma le gambe mi guidano in mezzo allo scroscio d'acqua, che ora scende sferzante dal cielo annerito da nuvoloni carichi di elettricità. Un'ombrello si apre sopra la mia testa.
"Ti pare il caso di andartene in giro nel bel mezzo di un nubifragio senza neanche coprirti la testa?"
"Chi ti ha detto che abbia bisogno di ripararmi?"
"Lo dico io che ti ho visto e sono venuta a coprirti"
"Allora dico grazie alla pioggia che mi ha bagnato, perchè ti ha condotto qui da me"
"Non la pioggia ma la mia generosità"
"La tua generosità o la pioggia ora non ha importanza, ci siamo trovati, solo questo conta"
"Ora conta che io ho un ombrello grande e tu neanche uno"
"Tu mi stai riparando, ci stiamo riparando, si incontrano sempre le persone che dobbiamo incontrare"
"Si incontrano sempre le persone che vogliamo incontrare"
"Quindi volevi incontrarmi?"
"Quindi volevamo incontrarci" 
"E' la prima volta che mi sento al sicuro in mezzo alla strada nel pieno di un nubifragio"
"Perchè ti senti al sicuro?"
"Mi stai riparando con il tuo buffo ombrello rosso a forma di cuore e questo mi basta"
"Fammi capire, sto girando nuda mentre diluvia e tu ti sei accorto solamente del mio ombrello rosso a forma di cuore?"
"Ognuno si accorge solo di quello che lo salva dalla pioggia".

14 giugno 2014

Una vita da lettore

Mi sono spogliato delle vesti.
Messo il costume, andai a irragiare la mia carne con il sole mattutino.
Portai il libro con me, e un quaderno, deciso a trascriverci ogni frase che mi avesse colpito.





“…e il pensiero tacque, tace sempre quando la volontà è ferma.”
 
“José Anaiço seduto sulla soglia della porta, Joaquim Sassa su una sedia perché è l’ospite, e dato che José Anaiço ha le spalle rivolte alla cucina, da dove viene la luce, ancora non nè conosciamo i lineamenti, sembra che quest’uomo si nasconda, invece non è vero, quante volte ci è successo di mostrarci come siamo senza che ne valesse la pena dato che non c’era nessuno a vederci.”
 
“Joaquim Sassa… come uno di quei viaggiatori che non hanno debiti nè paura, come se fosse uscito presto per godersi il fresco del mattino e mettere a profitto la giornata, i turisti mattinieri sono così, in fondo problematici e agitati, soffrono per l’irrimediabile brevità della vita, coricarsi tardi e alzarsi presto salute non ne dà, ma allunga l’esistenza”
 
“…se un giorno avrai un figlio, morirà perché tu sei nato, da questo delitto nessuno ti assolverà, le mani che fanno e tessono sono le stesse che disfano, la certezza crea l’errore, l’errore produce certezza. Magra consolazione. Non esiste consolazione, mio triste amico, l’uomo è un animale inconsolabile.”
 
Commisi un errore.
Con Josè Saramago non si possono fare questi ragionamenti, a meno che tu non voglia riscrivere interamente i suoi libri.
 
 
 
 

13 agosto 2013

Il nuovo Messia



Mai come in questo momento la razza umana ha necessità di un SuperEroe. Mi sono immaginato l’arrivo del nuovo Messia in linea con i nostri tempi, l’ho pensato giungere a bordo della sua Bentley con strisce di led azzurre sotto la scocca, auto rigorosamente elettrica perché Lui è attento all’ambiente. Le dotazioni di base sono il suo inseparabile SmartPhone ricco di Apps. celestiali, con la versione Olimpo di Wazzup installata per chattare direttamente con il Padre e tutto il parentado, connesso via Bluetooth, Wi-Fi, 3G, UMTS a tutti i dispositivi elettronici terrestri, si perché Lui ha necessità di rimanere in contatto con tutto e tutti per dare il via alla rivoluzione pacifica che ci riapproprierà di ciò che ci apparteneva un tempo: La libertà. Me lo sono immaginato così, senza barba, ormai non più necessaria in questo strano terzo millennio, simbolo non più di saggezza ma di non-curanza e malessere. I capelli d’altro canto saranno corti e curati, per dare continuità alla linea di pulizia adottata con la barba. Una cravatta nera di quelle strette, su camicia bianca, e un vestito, nero anch’esso ma con luccicanti stelline e fronzoli a differenziarsi dalla massa di falsi Messia giunti da ogni parte del paese a reclamare il titolo. Ma cosa è giunto a fare? Si domanderà il lettore ora incuriosito. Di cose da fare, caro mio, ce ne sarebbero quanto le onde. Partirebbe con lo sconfiggere il male. Si potrebbe cominciare così dai politici, andiamo sul sicuro. Il paese ormai è allo scheletro e loro trovano comunque il modo di rosicchiare l’interno lasciando intatta la facciata, lasciando un cimitero di ossa buche. Almeno sono buone con la polentina, dirà il lettore di buona forchetta. Sfortuna vuole che il redattore del presente scritto non mangi carne. Così ne rimarrà più per noi, concluderà il lettore realista. Potremmo passare poi alla categoria dei medici venduti alle multinazionali di BigFarm, quelli che vogliono ad ogni costo mostrare la loro bravura nell’operare, asportare, recidere, suturare. Ma dottore, non era solo un raffreddore? La terza categoria da cui ci salverà saranno gli idraulici, ma solo da quelli che non capiscono un tubo (presa in prestito da una barzelletta raccontatami per telefono da mio nipote di 5 anni). Ho pensato a quali debbano essere le caratteristiche di un SuperEroe moderno. Intelligenza, carisma (inclusa la bellezza) ed eleganza sono dati per scontato in questo terzo millennio. Astuzia, loquacità e leadership sono caratteristiche di cui il nuovo Messia non può farne a meno. Fantasia, creatività e lucidità mentale per spiazzare ogni possibile antagonista. Ma soprattutto, mi sono detto, ci vuole costanza. Qualcosa come 7 miliardi di anime da salvare, resto mancia, non sono proprio un’inezia e l’appagamento, dopo solo qualche milionata, è dietro l’angolo. Non si può mica lasciare tutto il rimanente a quel povero diavolo, e qui è proprio il caso di dirlo, di Belzebù. Che colpa ne ha, in fondo recita anche lui solo una parte. Disponendo quindi di tutte le caratteristiche da ricercare, da stamattina sono qui appollaiato su questa panchina fronte mare in cerca di quegli inconfondibili segnali da decifrare. Ho visto cose che voi umani… Recitava così l’epilogo di un gran bel film e potrei tranquillamente affrontare un sequel di quel capolavoro descrivendo per filo e per segno i casi umani che si sono palesati di fronte ai miei occhi. Non tutta feccia, è bene affermare la verità, ma anche qualche possibile pretendente. Chi aveva l’intelligenza mancava tuttavia di prestanza e fantasia, chi aveva creatività in abbondanza era ormai diventato sordo, per non dire ubriaco fradicio, per via di quel Rave della notte precedente, chi era fornito di carisma mancava di lucidità, troppe ore sotto il sole cocente stordiscono anche un toro. Uno in particolare è andato vicino ad essere eletto Il Messia. Disponeva di tutte le caratteristiche sopraccitate, appurate tramite una durissima selezione e rigorosissimo test a risposta multipla. Per capire se avesse anche l’ultima caratteristica, fondamentale per essere un Leader di proporzioni planetarie, ho posto l’ultimo quesito: Mio caro concorrente, in questo mondo sempre più globalizzato, sempre più rapido nella comunicazione, sempre più dinamico nell’innovazione, tu, a chi ti ispiri? A Lapo Elkan, mi piace il suo stile. Man mano che passa il tempo, una consapevolezza sempre maggiore prende piede dentro di me, forse non siamo ancora alla frutta, forse dobbiamo soffrire ancora un poco prima di raggiungere l’agognata salvezza. Quello che mi resta è l’idea che probabilmente il nuovo Salvatore non sarà di questa generazione.

11 agosto 2013

Gli scrittori hanno successo



Il lettore non si arrabbi se questa prima cronaca la scrivo soltanto per me. Se si risente non continui nella lettura. Potrebbe tuttavia, vinto lo sconforto iniziale di non vedersi dedicata questa prosa, cogliere dei fatti e delle circostanze comuni e sviluppare così maggiore sensibilità nei miei confronti, o nella categoria degli scrittori in generale, così da uscirne incentivato alla lettura delle prossime. Quello che state per leggere è un fatto di cronaca realmente successo e lo dico giusto per ribadire il concetto, dato che un fatto di cronaca, di per se, dovrebbe narrare qualcosa di vero. Uso il condizionale perché conosciamo bene il mestiere dello scrittore, un osservatore il più delle volte imparziale, almeno nelle intenzioni, che tende a narrare solo quello che il suo particolare punto di vista gli consente di vedere e la sua percezione gli suggerisce di cogliere. Ho detto nelle intenzioni perché è insito in ognuno di noi, specialmente negli Italici che nella loquacità sono maestri, virtù sviluppata fin dai tempi degli antichi romani, spingersi un po’ oltre nella narrazione dei fatti. Così il mio rafforzativo sottolinea che, seppur edulcorati in qualche frangente, i fatti narrati da ora in avanti e per tutti gli scritti futuri saranno davvero racconti di cronaca e quindi, per definizione, veritieri. Terminate le doverose precisazioni vengo a raccontare il motivo per cui ho deciso di iniziare a scrivere. Questo pomeriggio mi trovavo sdraiato sugli scogli in riva al mare mentre godevo dei caldi raggi solari e della fresca acqua marina. Il sole in calando scaldava ancora la pelle e la sua forza raggiungeva ogni singola cellula del mio corpo. Bagni di magnetismo e autentico giovamento. Sollazzato da madre natura mi rilassavo con la scrittura di qualche pensiero nato alla vista di quell’infinito. Un tale di nome Josè Saramago, portoghese di nascita ma adottato in ogni paese del mondo o almeno in quei luoghi dove di letteratura se ne intendono, mi fa virtualmente da mentore. La mia ammirazione per lui è quella di un bambino nei confronti del suo supereroe preferito. Quando leggo i suoi scritti, è tale la bellezza che ne esce e che s’impadronisce di chi li legge e s’immedesima nei suoi personaggi che di vanità m’inondo pure io. Così non mi stupisco del fatto che tutti mi osservino mentre, su quello scoglio, scrivo ispirato dal mio maestro. Gli occhi dei bagnanti, tutti puntati su di me, o così mi pareva che fosse. Quale strano sentimento nasca quando si è oggetto di tanta ammirazione ancora mi è oscuro, ma qualunque esso sia è successo che proprio quello mi fece contrarre ogni muscolo del mio corpo in una posa che nemmeno gli antichi maestri scultorei sono riusciti a rappresentare. La spiaggia si è trasformata in un’esibizione di culturismo, anche se la prestanza fisica, ahimè, non è la mia caratteristica più rappresentativa. Inorgoglito da tante attenzioni ogni due o tre frasi di appunti alzavo gli occhi, ora verso il mare, ora lungo la spiaggia, ora perso nel cielo. Fingevo disinteresse ma la terza occhiata mi fece notare due occhi suadenti puntati su di me. Incapace di continuare nella scrittura, e il mio maestro mi perdonerà per questo, mi sono alzato per una breve immersione nell’acqua salmastra. Notai subito che l’attenzione degli altri bagnanti, appena posato il quaderno degli appunti, si orientava su altri lidi, chi alle proprie letture, chi alle formine e castelli di sabbia dei figli, chi a spaparanzarsi al sole o a qualsiasi altra attività che più aggrada il lettore che si è ormai immedesimato in uno di questi bagnanti. Così esterrefatto riprendo in mano il quaderno e la penna e subito tutti quegli occhi che pochi secondi prima mi avevano abbandonato, con la stessa celerità si calamitarono ora su di me. Da qui la mia considerazione che ogni scrittore, anche se poi non tutti lo ammettono, scrive per un solo ed unico motivo. Non servirà intervistarli tutti, uno per uno, in privato, in una stanzetta della loro casa per metterli completamente a loro agio per carpirne il vero motivo. Diranno che lo fanno per una sorta d’illuminazione o per fissare meglio le idee su di un qualche argomento, o solo perché hanno qualcosa da dire e quello è il loro mestiere. Al più diranno che lo fanno per guadagnarsi il pane o ancora solo per loro. Non credetegli, per favore cari lettori, non fatelo. Stando alla frase di apertura di questa prosa non dovrete credere neppure a me. Ebbene non fatelo, ma sono stato sincero, ho narrato quello che ho visto e sentito. Il motivo per cui uno scrittore dà il via alla sua attività è uno solo, si diceva poche righe più sopra, ed è questo: Essere amati. O sentirsi amati, che è poca differenza. Ho provato con il massimo impegno a cercarne altri, ma ancora non ci sono riuscito e forse il motivo è proprio che non ne esiste un altro.

20 giugno 2013

Oggi a Lavoro

Questo pomeriggio, come ogni altro pomeriggio, ero intento a sviluppare un'offerta e quindi a descrivere la nostra proposta tecnica. Ma questo pomeriggio non era come ogni altro pomeriggio. Questo pomeriggio ho realizzato.
Mi sono reso conto infatti che le nostre offerte tecniche non le legge mai nessuno. E perchè mai mi sono chiesto?


La prima cosa che fa il cliente quando riceve un'offerta è guardare subito il prezzo, la seconda è chiedere lo sconto (alle volte le due cose si invertono). La terza è sparire dalla circolazione.

Quindi mi sono detto, tanto vale inserire un'articolo di TGCOM al posto della descrizione tecnica, forse avrei più successo. Ma poi finirei per non essere più preso sul serio per tutte le minchiate che dicono quelli là, e allora, illuminazione!!!
Perchè non inserire all'interno di ogni descrizione tecnica qualcosa di enigmatico che susciti interesse? una roba del tipo:

"Gent.mo Sig. Pippo Lippo,

in allegato può trovare tutta la documentazione per l'offerta in oggetto.
Rimango a Suo completa disposizione per ogni eventuale chiarimento.

Si legga bene la specifica tecnica perchè ho inserito, non le dico dove, la ricetta segreta della coca-cola così fa felice i suoi bambini questa sera

oppure chessò

Prenda il secondo capoverso del capitolo riguardante quel prodotto e unisca l'ultima frase del sistema taldetali, la frase risultante è una canzone di successo di Gigi D'Alessio"

Almeno questa volta, se non la leggeranno, sarà per un valido motivo!!!

23 maggio 2013

Nel mezzo del cammin...


La strada su cui cammina è colma di lievi, fumose e impolverate impronte. S'immagina di percorrere quella via tra le più famose, Che sia La Strada, si domanda, la retta via che più di qualcuno in passato, senza riferimenti a nomi troppo importanti per essere citati in un semplice racconto, e perchè comunque ognuno, a modo proprio, è anch'esso importante, quella strada si diceva, che più di qualcuno ha smarrito.

Non distingue più le orme che sta seguendo, così si ferma e per la prima volta osserva: rami ruggenti, i più alti ed esposti, appena frastagliati quelli bassi e tozzi. Gonfia d'aria il suo ventre inspirando aria filtrata dalla natura e il corpo ne trae immediato giovamento, s'inebria la testa ossigenando il cuore.
Chiude gli occhi per ricordare.

Un cespuglio si scuote, ne esce un coniglio. Accanto a lui una mela da una parte e una carota dall'altra. Il piccolo animale è pietrificato dalla paura e giace immobile al suo cospetto. Così il viaggiatore gli si avvicina, si china e lo prende tra le mani, distribuendo carezze consolatrici. Non sono un felino, non ho artigli per far male, ma solo polpastrelli per poterti accarezzare. Così ivi si siede e siccome è affamato coglie la mela e l'addenta.
Non è tempo di rilassamento per il Viaggiatore, così tira l'ultimo morso al pomo e si alza, posando il coniglio laddove lo aveva trovato. Prende la carota e la divide equamente tra lui e l'animaletto, pone la sua metà in tasca per emergenze future, poi infine riapre gli occhi.

Si frega in tasca ma è vuota come lo era prima. Lo stomaco reclama.
Arco e freccie non le possiede e nemmeno le vuole, ma polpastrelli per cogliere bacche succose. Lascia la strada battuta di indecifrabili orme e si avventura in cerca di un dono. A chi osa per qualcosa di bello il Creatore riserva un banchetto e infatti poco distante il Viaggiatore trova cespugli in fiore, carichi di preziose gemme selvatiche. Non pensate che siano di quelle gemme tanto care a certe signore, da tenere in bella vista ciondolanti sui loro seni semi scoperti, ma gingilli forse più preziosi, carichi di salute e sostanze nutritive, da mangiarne a volontà. Si sfama a piene mani, senza fare danni al fragile ecosistema. Felice riposa ora sotto ad un albero. Se alzasse un pò lo sguardo capirebbe che è un fico e potrebbe gioire anche dei suoi preziosi frutti, ma il suo stomaco è sazio e più non ne domanda.

Quando si sveglierà, troverà finalmente delle orme fresche da seguire, vive e definite. Forse un sentiero nuovo che conduce chissà dove. Le seguirà oppure lascerà che i suoi passi traccino nuove vie.

Una strada polverosa lascia sempre le orme di coloro che precedono e seguirle vuol dire andare dove vanno tutti. Il viaggiatore ora sa che i frutti migliori sono poco agevoli da prendere. Se ne rallegra e vuole scovarli.


16 marzo 2013

Pezzi di vetro

Gli capita ogni tanto di sentire gente dire Io sono così, genuino, vado per istinto, le cose che ti devo dire te le dico in faccia, prendere o lasciare.

Così lui lascia. Non confonde genuinità con sincerità, quella purtroppo la da per scontata nei suoi amici. Genuino può esserlo un cane, un pò meno un gatto, ma non di certo un essere umano. Conosce bene il suo istinto e si lascia consigliare da esso, ma non si fa condurre da lui, un servo che guida il padrone, dove potrebbe portarlo?


Siamo esseri istintivi, ma le cose che diciamo, come ci comportiamo, dovrebbero essere setacciate dalla nostra coscienza, o buon senso almeno se questa manca, perchè a dire le prime cose che passano per la testa si finisce in un fragore di vetri infranti.


Così lui lascia.
A pezzi.


24 gennaio 2013

Il pallone ritrovato - REMAKE



Quando ero piccolo dicevo sempre che da grande avrei voluto fare il calciatore.
Avevo sei anni quando per il mio compleanno i miei amici mi regalarono un pallone. Ricordo ancora quanto fosse bello, ricordo ancora le parole mentre scartavo il pacco, Ma che cos’è questo regalo a forma di PALLONEEE, ricordo ancora la mia felicità subito dopo, una carta carbone che ha impresso nella mia memoria ogni singolo dettaglio di quel giorno. Era il modello con i pentagoni di cuoio bianchi più grandi e neri più piccoli rigorosamente cuciti a mano, cuciti a mano in Italia che il boom della cina ancora non c'era in quegli anni, almeno così sostiene mio cugino che in cina ci è stato.
Me lo avevano regalato con la scusa di poter giocare finalmente insieme con un pallone decente evitando quel dannato tango che cambiava direzione ad ogni soffio di vento.
Appena lo scartai non gli tirai neanche un calcio me lo portai subito in casa lo misi sul mio letto e lì ci restò gli diedi un bacio e scesi a scartare gli altri regali.
Quella stessa notte io e lui abbiamo dormito insieme e così tutte le notti a seguire di quella settimana e forse anche della settimana dopo. Non ricordo bene ma probabilmente ci ho passato almeno un mese intero abbracciato, quel pallone lo amavo proprio.
I miei amici mi insultavano perchè non ci volevo giocare con lui insieme a loro, il pallone era solo mio. Noi giocavamo insieme di notte sui campi verdi negli stadi, si perchè già che c'ero sognavo in grande non mi bastava il campetto sotto casa. Sognavo di giocare la finale del campionato del mondo e miliardi di persone a gridare il mio nome.
L'altro giorno è capitato che fossi a pranzo dai miei, prima di andare via sono passato in box a portare uno scatolone di cianfrusaglie. Per trovare dove appoggiarlo ho dovuto fare spazio. Ravana di qua e sposta di là, in fondo in un angolino impolverato indovinate che è spuntato fuori? Già proprio quel pallone.
Che ci crediate o no si ricordava ancora di me.
Ha detto gonfiami e l'ho gonfiato, poi ha detto rigonfiami che mi sto sgonfiando e io l'ho rigonfiato, una decina di volte almeno. Aveva la pelle scurita dagli anni di polvere ma neppure un graffio. Mi ha chiesto di portarlo a fare un giro gli ho risposto che non c'erano più bambini che erano cresciuti tutti. Si è messo a piangere ma così si è pulito dalla polvere rappresa.
Avrei voluto ci fosse Zacco lì con me compagno di tante partite, insieme saremmo riusciti a consolarlo senza immaginarci però che in fondo ce l'avrebbe fatta anche da solo.
Siamo saliti nel giardino fuori da casa mia dove da piccoli passavamo i pomeriggi a giocare e ho cominciato a palleggiare.
La vista del pallone ha richiamato l’attenzione di tre ragazzetti poco distanti intenti a fissare un cellulare, Pallone uno - IPhone zero.
Mi hanno chiesto di poter fare due tiri. Guardavo il pallone sorridere e gioire come mai prima d'ora, forse neanche quando eravamo io e lui a giocarci la finale mondiale contro il resto del mondo.
In quei miseri due passaggi ho avuto l’impressione che il mio pallone fosse riuscito a capire quello che non era riuscito a comprendere in vent’anni anni di vita, che farsi prendere a calci può perfino essere la cosa più bella del mondo se si realizza di essere nati per questo motivo.
A tirare calci ad un pallone si sa il tempo vola in fretta e per me si era fatto tardi, così l’ho preso in mano cercando il modo meno doloroso di congedarmi, l'ho guardato mi ha guardato ho capito. Ho squadrato il più piccolo dei tre ragazzi e gli ho detto, Il pallone è tuo te lo regalo ma giocateci insieme.
Con gli occhi traboccanti di gioia quel ragazzo mi ha ringraziato ha stretto a sè il pallone con un sorriso che neanche berlusconi quando vede una minorenne, mentre gli altri due amici gli gridavano, passa passa, e lui invece a stringerselo sempre più forte, Il pallone è mio lo ha dato a me giochiamo quando lo dico io.
Quella stessa sera al caldo sotto il piumone nell’immensità del mio letto ho sorriso lo stesso sorriso del mio pallone mentre veniva preso a calci e mi ho rivangato il motivo per cui preferisco il freddo nella parte sinistra del mio letto matrimoniale al trasporto della gelosia.
Non l'ho mai detto a nessuno ma io e il mio pallone quella finale mondiale contro il resto del mondo l'abbiamo vinta.
Mille volte almeno.