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14 giugno 2014

Una vita da lettore

Mi sono spogliato delle vesti.
Messo il costume, andai a irragiare la mia carne con il sole mattutino.
Portai il libro con me, e un quaderno, deciso a trascriverci ogni frase che mi avesse colpito.





“…e il pensiero tacque, tace sempre quando la volontà è ferma.”
 
“José Anaiço seduto sulla soglia della porta, Joaquim Sassa su una sedia perché è l’ospite, e dato che José Anaiço ha le spalle rivolte alla cucina, da dove viene la luce, ancora non nè conosciamo i lineamenti, sembra che quest’uomo si nasconda, invece non è vero, quante volte ci è successo di mostrarci come siamo senza che ne valesse la pena dato che non c’era nessuno a vederci.”
 
“Joaquim Sassa… come uno di quei viaggiatori che non hanno debiti nè paura, come se fosse uscito presto per godersi il fresco del mattino e mettere a profitto la giornata, i turisti mattinieri sono così, in fondo problematici e agitati, soffrono per l’irrimediabile brevità della vita, coricarsi tardi e alzarsi presto salute non ne dà, ma allunga l’esistenza”
 
“…se un giorno avrai un figlio, morirà perché tu sei nato, da questo delitto nessuno ti assolverà, le mani che fanno e tessono sono le stesse che disfano, la certezza crea l’errore, l’errore produce certezza. Magra consolazione. Non esiste consolazione, mio triste amico, l’uomo è un animale inconsolabile.”
 
Commisi un errore.
Con Josè Saramago non si possono fare questi ragionamenti, a meno che tu non voglia riscrivere interamente i suoi libri.
 
 
 
 

20 aprile 2014

Le piccole memorie

Qualche domenica, al pomeriggio, le donne scendevano alla Baixa per guardare le vetrine. Generalmente andavano a piedi, qualche volta può darsi che prendessero il tram, la qual cosa era il peggio che mi potesse capitare a quell'età, perché non ci voleva molto che mi venisse la nausea con l'odore che c'era lì dentro, un'atmosfera surriscaldata, quasi fetida, che mi rivoltava lo stomaco e nel giro di pochi minuti mi faceva vomitare. Sotto questo aspetto sono sempre stato un bambino delicato. Con il passare del tempo questa intolleranza olfattiva (non so come altro potrei chiamarla) è andata diminuendo, ma è più che sicuro che, per anni, mi basta montare su un tram per sentire la testa che mi girava. Quale che fosse il motivo, compassione verso di me o voglia di sgranchirsi le gambe, quella domenica scendemmo a piedi da Rua Fernâo Lopes, mia madre, Conceiçao, credo pure Emília, e io, per l'Avenida Fontes Pereira de Melo, poi per l'Avenida de Liberdade, e infine salimmo allo Chiado, dov'erano in mostra i tesori più preziosi di Alí Babà. Delle vetrine non mi ricordo, ne del resto sono qui per parlarne, argomenti ben più seri mi occupano in questo momento.  Accanto a una delle porte dei magazzini Grandella c'era un uomo che vendeva palloncini e così, o per il fatto che lo avevo chiesto (della qual cosa dubito assai, perché solo chi si aspetta che gli sia dato si arrischia a chiedere) o perché mia madre aveva voluto, eccezionalmente, farmi una tenerezza pubblica, uno di quei palloncini passò in mano mia. Non mi ricordo se fosse verde o rosso, giallo o azzurro, o semplicemente bianco. Quello che successe dopo avrebbe cancellato per sempre dalla mia memoria il colore che mi sarebbe dovuto rimanere appiccicato agli occhi per sempre, dato che quello era nè più né meno il mio primo palloncino nei sei o sette anni di vita che avevo allora. Camminavano dunque nel Rossio, ormai di ritorno a casa, io pimpante come se portassi nell'aria, legato a una cordicella, il mondo intero, quando all'improvviso udii qualcuno ridere alle mie spalle. Guardai e vidi. Il palloncino si era sgonfiato, io lo stavo trascinando per terra senza accorgermene, era una cosa sudicia, corrugata, informe, e due uomini che camminavano dietro ridevano e indicavano con il dito me, proprio me, in quell'occasione l'essere più ridicolo della specie umana. Non piansi neppure. Lasciai andare la cordicella, mi aggrappai al braccio di mia madre come se fosse un'ancora di salvezza e continuai a camminare. Quella cosa sudicia, corrugata e informe era davvero il mondo.

José Saramago - le piccole memorie